IL CAMMINO DI DANTE SENESE
Siena
"E l'altro, cui pareva tardar troppo, gridava: Lano, sì non furo accorte le gambe tue a le giostre del Toppo! "
Inferno XIII 119-121
L'ultima tappa del cammino ci conduce a Siena. Dopo Firenze è la seconda città con più citazioni dantesche: ben nove!
Siena è una delle città più affascinanti della Toscana, celebre per il suo centro storico medievale perfettamente conservato e riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Sorge su tre colli e si sviluppa in un intreccio di vicoli, palazzi in mattoni e scorci scenografici che conducono alla spettacolare Piazza del Campo, cuore civico e teatrale della città, famosa in tutto il mondo per il Palio, la corsa dei cavalli che infiamma l’anima delle contrade. La Cattedrale di Santa Maria Assunta, con i suoi marmi bianchi e neri e i capolavori di Giovanni Pisano, Donatello e Michelangelo, rappresenta uno dei vertici dell’arte gotica italiana. Siena è anche città di grande spiritualità, legata alla figura di Santa Caterina, e incarna da secoli un equilibrio unico tra bellezza artistica, identità civica e tradizione popolare. Il riferimento è a Ercolano di Squarcia de' Maconi, grande scialacquatore, che soffre il contrappasso nel XIII canto dell'inferno, inseguito e dilaniato da feroci veltri neri. Raccontano le cronache che dopo aver dilapidato tutte le ricchezze di famiglia, trovatosi in un imboscata contro gli aretini a Pieve al Toppo in Val di Chiana, ha preferito lasciarsi morire che tornare a Siena e vivere da povero.
Inferno XXIX 119-121
E io dissi al poeta: "Or fu già mai gente sì vana come la sanese? Certo non la francesca sì d'assai!". Onde l’altro lebbroso, che m’intese, rispuose al detto mio: "Tra’ mene Stricca che seppe far le temperate spese, e Niccolò che la costuma ricca del garofano prima discoverse ne l’orto dove tal seme s’appicca; e tra’ ne la brigata in che disperse Caccia d’Ascian la vigna e la gran fonda, e l’Abbagliato suo senno proferse."
Purgatorio V 130-136
"Deh, quando tu sarai tornato al mondo e riposato de la lunga via", seguitò 'l terzo spirito al secondo, "ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che ’nnanellata pria disposando m’avea con la sua gemma".
Purgatorio V 130-136
